Vacanze: dal cliente all’animatore, vince ancora il villaggio

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C’è qualcosa a cui, per fortuna, gli italiani ancora non rinunciano: le vacanze. A dispetto di quanto si potrebbe pensare in relazione alla temuta crisi economica, sembra si preferisca risparmiare sulle piccole spese della quotidianità ma non sulle partenze.

Ma soprattutto: quale tipologia di vacanza gli italiani continuano a prediligere? Tra le prenotazioni che le agenzie di viaggio registrano, più della metà sono destinate a periodi di riposo in villaggi turistici. In Italia, certo: molto amati sono i villaggi della Sardegna, della Toscana e della Puglia; anche per quanto riguarda l’estero, comunque, le destinazioni sono verso il villaggio: in Grecia, soprattutto. Meno prenotati, negli ultimi anni, i villaggi in Egitto che, fino a non molto tempo fa, erano invece tra i preferiti: la motivazione – non è difficile da intuire e comprendere – sembra sia la forte paura di attentati terroristici o il timore generale di trovarsi in situazioni poco sicure.

Il villaggio turistico, dunque, come prima scelta: «Per quanto riguarda la stagione estiva del 2017 basti sapere che, su 70 prenotazioni, 38 sono state effettuate in villaggi turistici. Più della metà» spiega Andrea Moscatelli, dell’agenzia viaggi Penny Tour di Vercelli; «Il target di viaggiatori che opta per il villaggio è vario: ci sono le coppie giovani, che dichiarano di non aver voglia di ‘fare i turisti’ e preferiscono, dopo un anno di lavoro, affidarsi al relax del villaggio, dove tutto è a loro completa disposizione; ci sono, poi, le coppie più anziane che all’interno del villaggio trovano animazione anche dedicata a loro, oltre alla comodità dell’avere ogni tipo di servizio; infine le famiglie, con figli piccoli e adolescenti, che usufruiscono dei miniclub, capaci di far divertire i più piccoli lasciando così spazio di riposo ai genitori».animazione

C’è un altro dato da tenere in conto, che anche questo – a braccetto con lo stereotipo della crisi economica – sembra andare controcorrente rispetto a quanto si potrebbe pensare. Nonostante l’aumento delle prenotazioni online delle strutture dove alloggiare durante le proprie vacanze, i viaggiatori continuano ad affidarsi alla sicurezza delle agenzie: «Oltre alla tranquillità di non inceppare in errori o in ‘fregature’ – aggiunge Andrea – c’è da dire che l’agenzia continua a offrire pacchetti interessanti dal punto di vista sia dei servizi offerti sia economico. Per quanto riguarda i villaggi non ci sono ancora grandi risparmi con le prenotazioni sul web».

Il termine che crea spontaneamente un binomio con ‘villaggio turistico’ è sicuramente ‘animazione’. La figura dell’animatore è, infatti, uno dei cardini all’interno dei villaggi: una figura, questa, che si è evoluta nel tempo perché adattatasi al target di persone con cui, oggi, va a interfacciarsi.
«Il cambiamento a cui, negli anni, si è assistito è sicuramente quello della tipologia di persone che decidono di andare in vacanza nei villaggi turistici. In base a questa, cerchiamo e formiamo animatori capaci di interagire con essa» dice Massimiliano Luzzi, responsabile del personale scelto da Samarcanda, agenzia leader nel settore animazione; «Non solo: rispetto a qualche anno fa, poteva essere che l’animatore fosse un ragazzo o una ragazza alle prime esperienze, che con la sola passione si candidava a questo lavoro. Oggi sono richieste qualifiche e specializzazioni: ad esempio, chi andrà a occuparsi dell’intrattenimento sportivo, è necessario che abbia competenze in tale ambito o che sia, per esempio, un istruttore. Anche per quanto riguarda il settore dell’infanzia è importante essere persone formate, soprattutto per l’animazione svolta con bambini da zero a tre anni: chiediamo, dunque – conclude Massimiliano – studi riguardanti l’infanzia o esperienze, tirocini connessi. L’animatore, prima, era la persona che intratteneva e divertiva: oggi, oltre a questo, è la persona che eroga servizi. Questo perché in tanti villaggi turistici è cambiata la clientela: in alcuni di essi continuano a esserci viaggiatori molto giovani; tanti altri oggi, invece, sono popolati da famiglie con bambini o nonni con nipoti: ecco perché è importante offrire un servizio che sia di qualità».

«È un lavoro speciale, quello dell’animatore. Un impegno che dire ‘full time’ è poco, perché diventa semplicemente vita e non una semplice professione – raccontano Sara Minghetti e Paolo Labate, animatori di 21 e 27 anni -. Si può tranquillamente dire di essere impegnati 24 ore su 24 perché oltre a essere le persone pronte a intrattenere i clienti, diventiamo veri e propri punti di riferimento. È importante, quindi, essere predisposti all’interazione anche al di fuori dei momenti di intrattenimento ed essere preparati su ogni cosa, anche sulle semplici indicazioni da dare all’interno del villaggio. Il guadagno maggiore – raccontano – è sicuramente quello morale: non c’è niente di più appagante del sapere che contribuisci al benessere delle persone che decidono di affidarsi a te, che sia il gruppo di bimbi per il miniclub o la coppia anziana che ti chiede una partita a carte. Si può confermare, sì: è un lavoro speciale. Perché ti cambia, ti forma. E ti fa tornare a casa con un’esperienza che, in qualche modo, avrà modificato la tua visione di vita».animazione2

Sara è un’animatrice addetta al miniclub di un villaggio nel Veneto: «La giornata inizia molto presto: i bambini, in vacanza, sono ancora più energici rispetto al resto dell’anno, a differenza dei genitori che si lasciano andare al totale relax, quindi già nelle prime ore della mattinata hanno voglia di giocare e ballare. Bisogna essere pronti anche se non c’è ancora un’attività in programma: in quel momento, quindi, ci si inventa un gioco o si chiede loro di proporlo e li si segue. Il resto della giornata, poi, si svolge secondo il programma: i giochi in piscina, in spiaggia, la baby dance la sera.
Si ha una grande responsabilità quando si tratta di seguire i bambini – racconta Sara -: io sono studentessa in Scienze dell’Educazione e mi hanno chiesto se avessi avuto già esperienze precedenti, con i bimbi. Credo sia giusto che le agenzie richiedano una comprovata competenza perché sono situazioni in cui le famiglie ti affidano completamente i loro figli, anche molto piccoli, bisogna quindi sapere come affrontare ogni situazione ed essere consapevoli della portata della responsabilità».

Paolo è un attore di teatro e insieme al suo collega e amico Giulio si occupano della parte spettacolo nei vari villaggi: «Ogni sera ci esibiamo in cabaret in diverse lingue, perché ci sono molti stranieri nei villaggi. In genere teniamo spettacoli in italiano, inglese, francese e tedesco: non basta, dunque, essere bravi nella propria attività, sono richieste anche conoscenze specifiche come le lingue nel nostro caso. Quello che più amo di questo lavoro è sicuramente la possibilità che ti dà di viaggiare: ci capita di cambiare location di mese in mese, dall’estero all’Italia. È un lato di questa professione che ti fa maturare e che, anche non dovessi fare l’attore a vita, sicuramente ti dà modo di essere pronto sia ad affrontare qualsiasi ambiente lavorativo sia a interfacciarti con persone di ogni tipo».

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Source: Il Commercio
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