- 29 Ottobre 2017
- Posted by: amministratore
- Categoria: Il Commercio

Pos o non Pos, questo è il problema.
Una questione di non poco conto che si regge su due soggetti che sembrano essere contrapposti ma che in realtà non lo sono.
Il primo è il cliente che con il sistema di pagamento elettronico, bancomat o carta di credito, ha la comodità di poter contare su un sistema di pagamento semplice e veloce soprattutto quando si è a corto di contanti. Con l’euro, monete e banconote fanno purtroppo in fretta a sparire dal portafogli al termine della giornata e a volte anche prima.
Il secondo è il commerciante che magari ha una clientela di fiducia abituata a pagare in contanti e che si vede penalizzato da costi ulteriori per l’affitto dell’attrezzatura e per sostenere il canone bancario del servizio di pagamento elettronico. Questa ipotesi vale soprattutto per quelle attività commerciali per cui l’importo per il bene venduto o il servizio erogato è di pochi euro.
Dall’alto guarda come sempre lo Stato che vuole a tutti i costi incentivare il pagamento elettronico per elevarlo a forma di controllo anti evasione fiscale e desidera portare l’Italia al passo con gli altri paesi europei in materia di pagamenti elettronici.
POS in inglese significa Point Of Sale, ovvero Punto di Vendita. Il termine indica quindi l’apparecchiatura che permette l’acquisto di beni e servizi con l’utilizzo di una carta di pagamento, bancomat o carta di credito.
Una volta che il commerciante è entrato in possesso di un dispositivo, il pagamento POS avviene digitando l’importo sulla tastiera e inserendo o strisciando la carta del cliente nel lettore. Nel caso in cui si usi il POS con bancomat l’utente dovrà confermare la transazione digitando il codice PIN di sicurezza, mentre se si tratta di una carta di credito basterà eseguire la firma.
Già in agosto il Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero, aveva annunciato la firma di un decreto per introdurre severe sanzioni per coloro che rifiutano i pagamenti con bancomat o carte di credito.
Con la Legge di Stabilità 2016, il legislatore aveva stabilito l’ obbligatorietà di garantire la possibilità di pagamento elettronico al di sopra di una cifra quantificata in trenta euro.
Secondo le norme i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito al di là dei «casi di oggettiva impossibilità tecnica» come per esempio la mancanza di connessione della linea telefonica.
Fino ad ora però l’ attuazione di questa disposizione di legge è stata blanda e soprattutto le sanzioni previste sono state inesistenti.
Con le nuove disposizioni di legge in via di previsione, l’Italia dovrebbe allinearsi alla direttiva comunitaria Psd-2 che regola le nuove forme di digital payment con tablet e smartphone.
Il provvedimento prevede anche la possibilità di utilizzare la moneta elettronica per i pagamenti sotto i cinque euro. I prestatori di servizi di pagamento saranno «tenuti ad applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a cinque euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per questi pagamenti».
Allo stato attuale della materia legislativa il decreto che introduce sanzioni fino a trenta euro per artigiani, commercianti e professionisti che rifiuteranno pagamenti con bancomat verrà inserito nella Legge di Bilancio 2018 anche per le transazioni inferiori ai cinque euro.
Tanto per capirci si potrà andare al bar e pagare un caffè con il Pos.
Quella annunciata da Casero ed oggetto delle novità fiscali della Legge di Bilancio 2018 non sarebbe quindi una vera e propria novità ma rappresenterebbe il perfezionamento di una norma introdotta con la Legge di Stabilità 2016.
Se fino ad oggi era già previsto l’obbligo per professionisti, artigiani e commercianti di accettare anche pagamenti con bancomat, le sanzioni erano inesistenti per la mancata emanazione di apposito decreto.
Le disposizioni del decreto sul POS obbligatorio 2017 saranno rivolte all’intera categoria di artigiani, commercianti e professionisti, con sanzioni fino a 30 euro per transazione elettronica negata.
Dovranno quindi accettare obbligatoriamente i pagamenti con bancomat tutti gli esercizi commerciali: bar, ristoranti, negozi. L’obbligo di POS interesserà anche le attività artigianali e i professionisti.
Non vi sarà nessun esonero in base al fatturato e al momento pare che gli unici esercenti esclusi dalla norma saranno benzinai e tabacchi, in quanto soggetti che incassano le imposte e le riversano all’erario.
L’Italia, nonostante l’alto numero dei terminali POS, è ad oggi uno dei paesi in Europa dove i pagamenti con bancomat sono meno utilizzati.
Stando ai dati forniti dalla Banca d’Italia, per ciascun terminale installato sono soltanto mille e duecento i pagamenti effettuati nell’anno, cifra irrisoria rispetto alla tendenza nel resto d’Europa dove peggio dell’Italia fa solo la Grecia.
“Una signora che fa la parrucchiera in un piccolo paese in provincia di Vercelli – osserva Dario Bergamini responsabile del Servizio Contabile/Fiscale di Ascom Vercelli – è abituata ad avere una clientela di persone che paga solo in contanti viste anche le cifre non di certo alte richieste per il suo lavoro. Per la donna dotarsi obbligatoriamente di un POS sarebbe solo un onere e l’apparecchio finirebbe inutilizzato a prendere polvere in un angolo del negozio”.
L’Italia, come già visto in precedenza, è un paese restio al pagamento elettronico e il contante rimane lo strumento preferito di pagamento almeno per tutte quelle transazioni che non comportano importi eccessivi.
Se da un lato gli altri paesi europei sono già da parecchio tempo abituati ad usare il POS per i pagamenti anche di piccolo taglio e per il cliente è comunque comodo utilizzare il pagamento elettronico, dall’altro lato i commercianti devono sostenere obbligatoriamente costi che preferirebbero evitare per ovvie questioni di bilancio.
“Il vero problema per i piccoli commercianti di dotarsi di un POS è che devono sostenere un ulteriore costo per il noleggio dell’apparecchio e il costo delle transazioni” sottolinea il Dottor Bergamini che prosegue dicendo che “Confcommercio propone di abbassare e condividere in maniera equa i costi di gestione”.
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Source: Il Commercio
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L’obbligo del POS e la nuova Legge di Bilancio 2018, cosa cambia.