NUOVE DISPOSIZIONI IN TEMA DI SALARIO GIUSTO. CONFERMATA LA CENTRALITÀ DEI CONTRATTI DI LAVORO DI CONFCOMMERCIO

NUOVE DISPOSIZIONI IN TEMA DI SALARIO GIUSTO.
CONFERMATA LA CENTRALITÀ DEI CONTRATTI DI LAVORO DI CONFCOMMERCIO

DECRETO “PRIMO MAGGIO” – Nuove disposizioni in materia di “salario giusto”.

Il Decreto “Primo maggio” rappresenta il risultato dell’’azione svolta negli ultimi mesi da Confcommercio nella lotta ai “contratti pirata” e nella valorizzazione dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative (ricordiamo che Confcommercio è la più grande associazione datoriale italiana, con oltre 700.000 imprese rappresentate e i suoi contratti di lavoro sono i più applicati in Italia).

Il provvedimento infatti non introduce un salario minimo legale unico valido per tutti i settori, ma attribuisce particolare centralità ai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.

La Presidente del Consiglio Meloni ha riconosciuto: “Per noi il parametro di riferimento per definire il salario giusto è quello dei contratti collettivi nazionali stipulati dalla organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto incentivi pubblici sul lavoro. Il governo vuole vincere la sfida del lavoro di qualità“. 

Con il Decreto-Legge 30 aprile 2026 n. 62, entrato in vigore il 1° maggio 2026, il Governo è intervenuto quindi sul tema delle retribuzioni dei lavoratori, introducendo nuove misure volte a rafforzare il principio del cosiddetto “salario giusto” e a contrastare fenomeni di dumping contrattuale.

Alla luce delle nuove disposizioni, i datori di lavoro sono tenuti a garantire trattamenti economici non inferiori a quelli previsti dai CCNL di riferimento maggiormente rappresentativi, nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 36 della Costituzione.

Tra gli aspetti di maggiore rilievo del decreto si segnalano:

  • il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva nazionale quale parametro di riferimento per la determinazione della retribuzione adeguata;
  • l’introduzione di maggiori controlli in materia di corretta applicazione dei contratti collettivi;
  • nuove misure di trasparenza relative all’indicazione del CCNL applicato
  • meccanismi di adeguamento salariale nei casi di mancato rinnovo dei contratti collettivi per periodi prolungati;
  • il collegamento tra il rispetto del trattamento economico previsto dai CCNL rappresentativi e l’accesso a benefici contributivi, incentivi e agevolazioni pubbliche.

L’applicazione di un CCNL sottoscritto da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale costituisce quindi elemento fondamentale per garantire la conformità ai principi introdotti dal Decreto-Legge n. 62/2026, riducendo il rischio di contestazioni in materia retributiva, ispettiva e contributiva.